Se i tornassero in sé, sarebbero davvero sé stessi e non dei se1 2 3 qualunque.
Dico essere sé stessi come se stessi scherzando ma davvero vorrei che fosse accantonata quest’anomalia promossa a norma. Un fare difforme che, forzando la logica in nome di un capriccio, si esime da un gesto che occupa un istante.
Ché se proprio ci piacesse complicare ovunque il semplice, desumendo l’eccezione dal contesto, allora anche il “dà” potrebbe chiedere la stessa immunità! Cosa, questa, che mi dà da pensare.
Scrivere struttura il ragionare, rispetto a questo, il risparmio per l’inchiostro di un accento è davvero poca cosa.

«Senza reale utilità la regola di non accentare sé quando sia seguito da stesso o medesimo, giacché in questo caso non potrebbe confondersi con la congiunzione: è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo []».
Luca Serianni (Grammatica italiana – Italiano comune e lingua letteraria, Utet Università, Torino, 1991, p. 57)